Target e l’inclusione

Target, il secondo più grande rivenditore al dettaglio nel mondo dopo Wal-Mart, ha deciso di utilizzare come modello nel suo ultimo catalogo di moda per bambini anche un bimbo nato con la sindrome di down.
Lo stesso bambino che qualche mese fa aveva fatto la sua comparsa nel catalogo di Nordstrom, la catena americana di negozi e di vendita per corrispondenza.
Personalmente trovo questa scelta molto bella.
Ryan (questo il nome del bimbo) è un bambino in mezzo ad altri bambini. Nella foto sorride, si mette in posa e sembra divertirsi esattamente come gli altri.
Siamo noi, spesso, che mettiamo in evidenza le differenze senza che ce ne sia bisogno. O magari senza che neppure esistano.
Secondo un blogger americano, Target con questa sua scelta ha voluto affermare che: “…it’s time for organizations to be intentional about seeking creative ways to help promote inclusion, not exclusion“.
Mi sembra una gran cosa. Speriamo sia solo l’inizio.

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7 risposte a Target e l’inclusione

  1. Mammamsterdam ha detto:

    Meno male che me l’ hai detto tu, io mica me ne sarei accorta (per distrazione, eh!)

  2. è una gran cosa 🙂 specialmente il fatto che la Target non abbia dato carattere sensazionalistico alla cosa.
    Sono mamma di un bimbo con SD e da 2 mesi gioco a fare la blogger; ho seguito queste notizie con il sorriso. Spero succeda anche qui in Italia di vedere nelle pubblicità bimbi con SD, ma anche più bimbi colorati, bimbi in carrozzella, bimbi diversi e uguali, bimbi fra altri bimbi come succede nel mondo reale 🙂

  3. Mi piace, una idea interessante, soprattutto per la delicatezza con cui è stata fatta. Non una roba alla Toscani per intendersi. Apprezzo molto.

  4. bello, davvero. E bello ritrovare da queste parti anche MFC, che ha voce in capitolo!

  5. Stefania Boleso ha detto:

    Qualcuno su Facebook ha commentato che la decisione di Target di utilizzare un bambino down era dettata dalla consapevolezza che la notizia sarebbe stata ripresa dai media, ottenendo in questo modo pubblicità indiretta. Forse sì, però sapevano anche che questa scelta avrebbe potuto essere un boomerang per loro, e quindi non necessariamente pubblicità positiva per il brand. Ecco perché ritengo siano stati bravissimi a gestire tutta la storia, mantenendo un profilo basso e trattando davvero Ryan come gli altri bambini. Avete presente la differenza tra questo tipo di comunicazione e la creatività di Nolita con la modella anoressica (http://spotx.blogosfere.it/2007/09/oliviero-toscani-e-nolita-dicono-no-allanoressia.html)?

  6. augusta ha detto:

    condivido – dovrebbe essere la norma, non l’eccezione 😉
    insomma, sono d’accordo con Barbara

  7. Livia Bassi ha detto:

    La idea e anche la e esecuzione della pubblicità me piacciono, pero è un po appellativo come strategia. Penso che volevano in più essere provocativi al invece di promuovere l´inclusione.

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